La teoria formale per arrivare a una previsione del tempo su base analitica era nota a partire da inizio Novecento, ma mancavano gli strumenti di calcolo adeguati per metterla in pratica. Nel 1922 il matematico inglese Lewis Fry Richardson tenta una previsione di 6 ore con calcolo manuale, che si arena per la complessità delle operazioni da compiere. Nel suo libro “Weather Prediction by Numerical Process” immaginerà una fabbrica delle previsioni composta da 64.000 calcolatori umani in un edificio sferico di 20 piani, simulante il globo terrestre, connesso da posta pneumatica: a ognuno il suo calcolo, a ognuno la sua cella geografica. Bisognerà attendere il 1950 affinché Jule Charney e John von Neumann facciano girare la prima previsione numerica del tempo sul famoso computer ENIAC. Da allora, il progresso della previsione meteo e degli scenari climatici va di pari passo con il crescere della potenza di calcolo dei supercomputer a parallelismo massivo.